Eccezionale ritrovamento di rarissimo pesce osseo nello Stretto di Messina

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Il Professore Gioele Capillo e il Dott. Claudio Gervasi del Dipartimento ChiBioFarAm, componenti del team di Ricerca LabStREAM (Laboratorio per lo Studio, la Ricerca e l’Esplorazione dell’Ambiente Marino) coordinato dalla Prof.ssa Nunziacarla Spanò, a seguito di segnalazione da parte di pescatori sportivi, hanno effettuato l’eccezionale ritrovamento di un esemplare di pesce liocorno, Lophotus lacepede (Giorna, 1809) considerato rarissimo, lungo il litorale tirrenico messinese (zona lido spiagge d’oro) in data 04/03/2026. 

L’esemplare, spiaggiato in condizioni perfette, è stato trasportato presso il laboratorio di Biologia Marina “Emilio De Domenico” per le analisi meristiche, morfometriche, e trofiche, e per il prelievo dei campioni destinati agli studi molecolari e genetici sulla specie. Il team di ricerca composto, oltre che dai suddetti, dai Proff. Serena Savoca, Marco Albano (Dipartimento di Scienze Veterinarie), Alessio Alesci, e dai Dottori Claudio D’Iglio e Sergio Famulari, e dai dottorandi dei Corsi di Dottorato in Biologia Applicata e Medicina Sperimentale (UniME), in Sustainable Development and Climate change (IUSS Pavia), in Polar Sciences (Università Ca’ Foscari Venezia), in Marine sciences, Technology and Management (Università Milano-Bicocca), e in Biodiversity (Università degli studi di Palermo), da anni studia la diversità animale marina con particolare interesse per le specie ittiche.

La specie Lophotus lacepede (Giorna, 1809), appartiene all’ordine di pesci ossei Lampriformes, con caratteristiche peculiari ed insolite che rispecchiano adattamenti alla vita in ambienti estremi, come le grandi profondità dell’ambiente marino. Il suo ritrovamento risulta di fondamentale importanza per la comprensione dell’evoluzione, della distribuzione e del comportamento di una specie rara e pertanto poco studiata. Il ritrovamento conferma ancora una volta l’importanza biologica dell’area dello stretto di Messina e zone vicinori, come hotspot per lo studio delle specie ittiche di profondità; caratteristica che nel 1800 ha reso famoso lo Stretto e la Sua Università come il “Paradiso degli Zoologi”. La letteratura scientifica al riguardo riporta vari report di specie dell’ordine Lampriformes in quest’area, a conferma della sua importanza come collettore di biodiversità.

Il team di ricerca che sta conducendo le analisi, non è nuovo a studi sulle specie appartenenti all’ordine dei Lampriformes, e con diverse pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali e presentazioni a congressi nazionali e internazionali ha già evidenziato l’importanza degli studi riguardanti questo particolarissimo raggruppamento di pesci ossei. Infatti, rappresentando uno scarto per le attività di pesca che le intercettano, queste specie sono raramente sbarcate e pertanto considerate più rare di quanto in effetti non siano. Ma da un punto di vista biologico rappresentano un patrimonio di diversità da salvaguardare e studiare, per la loro particolare morfologia unita a caratteristiche funzionali estremamente insolite per i teleostei quali l’autotomia riportata per Regalecus glesne, la parziale omeotermia che interessa le specie del genere Lampris, e organi di difesa come la ghiandola dell’inchiostro (nero) del recentemente ritrovato Lophotus lacepede.  Attraverso il sequenziamento del primo genoma completo di Zu cristatus, il gruppo di ricerca LabStREAM ha già messo in luce particolari adattamenti di queste specie alla visione in ambienti profondi, portando maggiore interesse verso quest’ordine di pesci ossei poco noto ma estremamente interessante per gli addetti ai lavori. In questo contesto, qualsiasi segnalazione, anche proveniente da comuni cittadini, se messa a disposizione di chi da anni studia questi organismi può assumere un’importanza cruciale per approfondire gli studi in merito e si invita pertanto la cittadinanza dell’area dello Stretto di Messina a far pervenire ai ricercatori dell’Università di Messina eventuali nuovi contributi.