Si è svolta il 26 febbraio 2026, presso l’Aula Magna 2 del Dipartimento di Economia dell’Università di Messina, la Final Conference del progetto PRIN 2022 PNRR dal titolo “The Effect of Organized Crime on Firm Technical Efficiency and R&D Investments”, il cui obiettivo è stato quello analizzare l’impatto della criminalità organizzata sull’efficienza tecnica delle imprese e sugli investimenti in ricerca e sviluppo.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali da parte del delegato del Direttore del Dipartimento di Economia, Prof. Maurizio Lanfranchi, affiancato dai vertici provinciali delle forze dell’ordine – il Questore di Messina Dr. Salvatore La Rosa, il Comandante Provinciale dei Carabinieri Col. Lucio Arcidiacono, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza Col. Girolamo Franchetti e il Responsabile di Sezione DIA di Messina T. Col. Vincenzo Letizia – con il coordinamento del Prof. Antonio Del Pozzo.
È stato quindi presentato il progetto congiunto, portato avanti da docenti dal dipartimento di Economia dell’Università di Messina (capogruppo) e di due Atenei di Reggio Calabria, Mediterranea e per Stranieri “Dante Alighieri” (unità locali), che ha condotto alla realizzazione di studi, alcuni già pubblicati, altri in corso di pubblicazione, che consentono di quantificare e qualificare fenomeni come l’infiltrazione mafiosa dell’economia.
In particolare, in uno di questi lavori, condotto dai Proff. Carlo Migliardo e Antonio Fabio Forgione, dell’Università di Messina, pubblicato su Journal of Regional Science, è stato quantificato, utilizzando sofisticate tecniche econometriche, l’impatto dell’infiltrazione mafiosa sull’efficienza delle imprese di ingegneria civile italiane, analizzando 2.415 aziende nel periodo 2014-2019 e costruendo un indice composito della presenza delle organizzazioni criminali a livello comunale. Dopo aver calcolato tale indicatore è stato dimostrato che l’efficienza tecnica è più bassa dove l’indice di presenza della mafia è più alto: in tutte le analisi statistiche il coefficiente dell’indicatore di mafia è risultato significativo e con segno coerente. Più criminalità organizzata, più inefficienza tecnica delle imprese.
Il costo dell’inefficienza tecnica equivale, in media, a +26,6% di spesa rispetto a uno scenario ottimale; la cattiva allocazione degli input (soprattutto del lavoro) aggiunge +13,8%; l’effetto congiunto arriva a +43,2%. Circa l’11,45% delle imprese presenta un uso eccessivo di lavoro rispetto al capitale, ma la probabilità di trovarsi in questa condizione è correlata con la presenza della mafia misurata dall’apposito indice. In termini operativi, significa assunzioni non ottimali, personale imposto o imprese nei subappalti che alzano costi e abbassano produttività.
Inoltre, nello studio sono stati sviluppati modelli di econometria spaziale con i quali viene dimostrato che le performance di un’impresa risente della presenza mafiosa persino se questa è nei comuni limitrofi a quello in ciu ha sede l’impresa osservata.
Per verificare che i risultati non dipendano da differenze preesistenti tra imprese, sono state confrontate aziende simili per vincoli finanziari e contesto economico ma collocate in comuni sopra/sotto la media dell’indice di mafia. L’efficienza delle imprese esposte è più bassa di 1,1–1,5 punti percentuali e il rapporto di costo è più alto di 6,7–7,2 punti. In altre parole, operare in territori con infiltrazione sopra la media pesa sulla performance d’impresa anche a parità di caratteristiche aziendali.
Un ulteriore studio, condotto dai proff. Carlo Migliardo e Antonio Fabio Forgione e dal dott. Marco Spadaro, dell’università di Messina, pubblicato sulla rivista International Review of Economics and Finance e basato su una survey condotta dalla Banca d’Italia a livello nazionale su un panel di oltre 3.000 imprese con almeno 20 dipendenti, ha dimostrato una chiara relazione tra il razionamento del credito e la percezione della presenza della criminalità organizzata. Il cuore innovativo dello studio riguarda la misurazione della percezione del rischio criminale che gli autori misurano anche un indicatore composito, appositamente costruito, che sintetizza in un’unica misura, tramite modelli econometrici avanzati, le diverse componenti della percezione del rischio presenti nella survey.
Con un ulteriore ricerca, in corso di valutazione da parte di un ulteriore prestigiosa rivista internazionale, sempre basata sulla survey condotta dalla Banca d’Italia, è emerso come la presenza criminale arrivi a condizionare negativamente anche gli investimenti in Ricerca e Sviluppo delle imprese.
Nell’ambito degli studi condotti dall’unità di ricerca di Messina, è emerso inoltre come il rating di legalità rappresenti uno strumento fondamentale per segnalare il carattere virtuoso delle imprese e garantire condizioni migliori da parte dei finanziatori.
Accanto ai risultati su efficienza, credito, e ricerca e sviluppo la conferenza ha proposto (nelle sessioni successive) un inquadramento più ampio delle frizioni di mercato e delle risposte istituzionali: dalla modellistica di equilibrio generale sulle distorsioni generate dalla criminalità organizzata, all’uso congiunto di text mining e indicatori “data-driven” per decodificare reti criminali, fino a evidenze su asimmetrie informative e strumenti di certificazione come il rating di legalità. Particolare attenzione è stata inoltre dedicata al ruolo della pubblica amministrazione e al contrasto all’economia illegale, con interventi focalizzati su prevenzione, punizione e tutela dell’azione amministrativa.
A conclusione dei lavori, la tavola rotonda “From Theory to Action: Civil Society and Economic Actors in the Fight for Legality” ha posto l’accento sulla necessità di tradurre le evidenze scientifiche in iniziative concrete, coinvolgendo istituzioni, imprese, associazioni e terzo settore. Al confronto hanno partecipato, tra gli altri, rappresentanti del mondo universitario, della Fondazione antiusura “Padre Pino Puglisi”, dell’Associazione Libera, di Confindustria Messina e di ANCE Messina, in un dialogo orientato a rafforzare strumenti di prevenzione, cultura della legalità e condizioni favorevoli per la competitività delle imprese sane.