A settant’anni dalla morte di Albert Einstein, le sue riflessioni su spazio e tempo continuano a influenzare il dibattito scientifico contemporaneo, oggi esteso anche allo studio dei meccanismi attraverso cui gli esseri umani costruiscono l’esperienza soggettiva del tempo.
In questo contesto si inserisce un contributo scientifico dell’Università di Messina, recentemente pubblicato su "Nature Reviews Neuroscience", rivista di riferimento a livello internazionale per la sintesi critica e il dibattito teorico nel campo delle neuroscienze. L’articolo, intitolato Rhythms alone cannot explain subjective time (Rhythms alone cannot explain subjective time | Nature Reviews Neuroscience), affronta uno dei temi centrali della ricerca contemporanea in campo neurocognitivo: il rapporto tra meccanismi fisiologici e processi rappresentazionali nella costruzione del tempo soggettivo.
Il lavoro è firmato dal prof. Carmelo Mario Vicario, Ordinario di Neuropsicologia e Neuroscienze Cognitive (UniMe) e si inserisce in un dibattito teorico di rilievo internazionale sui modelli che cercano di spiegare come gli individui stimano, confrontano e discriminano le durate temporali, ambito di ricerca nel quale l’autore ha sviluppato nel tempo una linea di studi riconosciuta dalla comunità scientifica.
In particolare, l’articolo discute criticamente i limiti delle spiegazioni basate esclusivamente sui ritmi fisiologici, sostenendo la necessità di un approccio integrativo che affianchi a tali meccanismi sistemi rappresentazionali deputati alla stima e al confronto delle durate. Il contributo richiama la theory of magnitude (ATOM), secondo cui tempo, spazio e numero condividono risorse rappresentazionali comuni, collocandosi in una linea di ricerca che ha prodotto evidenze consolidate sul ruolo delle rappresentazioni di grandezza nella percezione del tempo.
La pubblicazione è accompagnata da una replica dell’autore dell’articolo originario, configurando un confronto scientifico diretto all’interno della rivista e testimoniando il pieno inserimento dell’Università di Messina in una discussione teorica di primo piano nel panorama neuroscientifico internazionale.
Il risultato conferma l’impegno dell’Ateneo nella promozione di una ricerca scientifica di elevata qualità e nel rafforzamento della propria visibilità nel contesto accademico internazionale.