L’Aula Cannizzaro ha ospitato il secondo incontro del ciclo di seminari sul fenomeno mafioso promosso dal Centro Studi sulle Mafie di UniMe. L’evento, dal titolo "Sulla contiguità alle mafie", ha visto la partecipazione dei dott.ri Liliana Todaro e Sebastiano Ardita, Sostituti Procuratori Aggiunti di Catania.
Dopo i saluti istituzionali del Presidente del Centro, prof. Luigi Chiara, i lavori sono stati introdotti dalla Direttrice, la prof.ssa Maria Teresa Collica. Quest'ultima ha delineato i confini del concetto di "contiguità", distinguendo tra le forme minori tipizzate dal legislatore e la figura del concorso esterno in associazione mafiosa. La docente ha, inoltre, analizzato i settori in cui la contiguità prolifera — imprenditoria, istituzioni e libere professioni — evidenziando la complessità nel tracciare una linea netta tra lecito e illecito.
La dott.ssa Liliana Todaro ha approfondito il quadro normativo, rilevando un paradosso: a fronte di un apparato repressivo estremamente efficace e variegato, la descrizione della fattispecie di associazione mafiosa appare poco determinata e necessitare per questo di una riformulazione che ne intercetti le manifestazioni più moderne. Dopo aver ripercorso l’evoluzione giurisprudenziale del concorso esterno, la dott.ssa Todaro si è soffermata sulle criticità del delitto di scambio elettorale politico-mafioso, oggetto di riforme legislative non sempre risolutive.
Il dott. Sebastiano Ardita ha offerto una prospettiva pragmatica, illustrando attraverso casi storici le difficoltà nel ricondurre determinate condotte all'art. 416-bis. Emblematico il richiamo al processo ai fratelli Costanzo, in cui l’assunzione di esponenti dei clan per la gestione degli affari degli imprenditori venne allora derubricata dai giudici come condotta "inesigibile". Pur riconoscendo i passi avanti compiuti da allora, il dott. Ardita ha concluso auspicando un intervento legislativo che definisca con maggiore precisione il perimetro dei comportamenti punibili, riducendo le zone d'ombra.
In chiusura, il dibattito ha fatto emergere la comune preoccupazione dei relatori per il recente arretramento del diritto penale nel settore della Pubblica Amministrazione. È stata infatti evidenziata la pericolosa tendenza a depotenziare i presidi normativi contro i reati d’ufficio e la limitazione delle intercettazioni proprio in un momento storico in cui le zone di contiguità e le interferenze tra apparati pubblici e organizzazioni mafiose si fanno sempre più insidiose, rischiando di indebolire l'azione di contrasto alle infiltrazioni nel tessuto istituzionale.