Le tecnologie digitali svelano il passato delle iene siciliane

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Uno studio internazionale, coordinato dall’Università degli Studi di Milano, ha utilizzato tecnologie 3D per l’analisi dei reperti fossili, scoprendo dettagli inediti sulla biologia e la socialità delle iene. Pubblicata sulla Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia  la ricerca conferma anche come il territorio insulare sia un luogo di studio privilegiato per comprendere gli effetti dell’isolamento geografico sull’adattamento dei carnivori.


 

Milano/Roma/Messina, 3 marzo 2026 – Grazie all’applicazione delle più avanzate tecnologie digitali, un team internazionale ha analizzato i reperti fossili della Grotta di San Teodoro (Acquedolci, Sicilia), portando alla luce aspetti inediti della biologia e del comportamento della iena macchiata (Crocuta crocuta), uno dei grandi predatori del Pleistocene, e offrendo una prospettiva unica sull’adattamento dei carnivori in contesti insulari.

Lo studio, guidato dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con Sapienza Università di Roma, il Museo della Fauna Università di Messina, la Royal Holloway University di Londra e l’Università di Bristol, è pubblicato sulla Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia e disponibile in modalità Open Access.

Attraverso l’imaging 3D, i ricercatori sono riusciti a decifrare nei fossili dettagli un tempo invisibili, ricostruendo non solo la morfologia degli animali, ma anche elementi chiave della loro socialità e della loro ecologia. I risultati evidenziano come l’isolamento geografico abbia influenzato profondamente lo sviluppo e l’adattamento delle iene siciliane, trasformando la Sicilia in un vero laboratorio naturale di fondamentale importanza per comprendere alcuni particolari processi evolutivi.

Grazie all'uso della tomografia computerizzata, abbiamo potuto esplorare l'anatomia dei crani fossili senza danneggiarli, ricostruendo modelli digitali tridimensionali di altissima precisione del cervello delle iene siciliane, analizzando la forma e lo sviluppo delle diverse aree cerebrali”, spiega Iurino. “L'analisi del cervello ha rivelato alcune differenze rispetto alle iene africane moderne. In particolare, abbiamo riscontrato un minore sviluppo della corteccia frontale. Nelle iene attuali, queste aree sono associate alla gestione di comportamenti sociali complessi e alla vita in grandi clan gerarchici. Questo suggerisce che le iene siciliane del Pleistocene avessero un repertorio sociale diverso, probabilmente vivendo in gruppi più piccoli rispetto alle forme moderne”, ha spiegato Dawid Iurino, docente del dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio” della Statale di Milano e primo autore dello studio.

"L’analisi dei denti e dei resti ossei - aggiunge Alessio Iannucci, ricercatore della Sapienza -, mostra che le iene siciliane erano caratterizzate da una taglia corporea leggermente ridotta rispetto alle iene pleistoceniche continentali, un chiaro segnale legato di adattamento a un ambiente insulare, in cui le risorse alimentari sono più scarse".

"Questo studio ci permette di guardare alla Sicilia non solo come a un rifugio, ma come a un vero e proprio laboratorio evolutivo", sottolinea Raffaele Sardella, paleontologo dellaSapienza. "i resti delle iene di San Teodoro rappresentano una testimonianza fondamentale di come i grandi carnivori possano rispondere in modo plastico all'isolamento geografico, modificando nel tempo le proprie dimensioni fisiche e la propria ecologia".

"Grotta San Teodoro si conferma un sito di rilevanza internazionale per lo studio del Pleistocene", conclude Laura Bonfiglio, già conservatore del Museo della Fauna dell'Università di Messina.