Il nazismo e il rogo dei libri: bruciare Benjamin

In occasione del Giorno della Memoria, martedì 27 gennaio 2026, alle ore 16 il Centro Europeo di Studi su Mito e Simbolo dell’Ateneo di Messina organizza un webinar tenuto dalla prof.ssa Caterina Resta, già professore ordinario di Filosofia teoretica presso il DiCAM, dal titolo Bruciare Benjamin. L’iniziativa intende proseguire la riflessione sul tema “Il nazismo e il rogo dei libri”, già avviata l’anno scorso con il webinar Bruciare Kafka.

La notte del 10 Maggio 1933, cinque mesi dopo l’ascesa di Hitler al potere, Berlino fu illuminata dal rogo dei libri. Più di 20.000 volumi furono gettati dentro un unico enorme falò e molti analoghi roghi di libri avvennero in altre città tedesche, organizzati da studenti universitari di destra, i quali intendevano così intraprendere «un’azione contro lo spirito non-tedesco». Occorreva “purificare” con il fuoco il patrimonio culturale tedesco, riducendo in cenere tutte le idee contrarie a quelle professate dal nazionalsocialismo. Fu l’inizio di una violenta e capillare opera di censura, di uno sterminio culturale che aprì la strada e accompagnò quello fisico degli ebrei. Con profetiche parole il poeta ebreo-tedesco Heinrich Heine aveva predetto: «Dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli esseri umani». Tra gli autori, le cui opere vennero date alle fiamme, c’era anche Walter Benjamin. 

Che le opere di Walter Benjamin siano state incluse tra quelle che dovevano essere bruciate non è un fatto contingente. Pur mantenendo un rapporto complesso e non identitario con l’ebraismo e poco ortodosso con il marxismo, Benjamin rientrava pienamente nella categoria dello jüdischer Intellektueller, figura che il regime mirava a espellere simbolicamente e materialmente dalla cultura tedesca per una convergenza di ragioni politiche, ideologiche e culturali, che lo collocavano in modo netto nel campo di ciò che il nazismo definiva undeutsch (“non tedesco”).

Sul confine spagnolo, a Portbou, Benjamin, in fuga dalla persecuzione nazista, si tolse la vita nella notte tra il 26 e il 27 settembre del 1940, temendo di essere catturato. Aveva 48 anni. Nel memoriale a lui dedicato nel luogo della sua “ultima fermata”, una scritta significativa lo ricorda: «È più arduo onorare la memoria degli esseri anonimi che quella delle persone celebri. La costruzione storica si consacra alla memoria di coloro che non hanno nome».

In un tempo in cui persino la Shoah può, paradossalmente, essere strumentalizzata da un governo criminale che se ne fa scudo, arrogandosi illegittimamente il diritto di parlare e di agire in nome di tutti gli ebrei, per giustificare il genocidio del popolo palestinese, ancora più necessario diviene l’obbligo della memoria dello Sterminio nazista e doverosa la ferma condanna di ogni forma di pulizia etnica, passata, presente e futura, da chiunque venga compiuta. Nessuna attenuante può essere ammessa, ancor meno quella della difesa di un popolo che ne è stato vittima.

Per la partecipazione all'evento possono essere riconosciuti CFU a richiesta, secondo i vigenti regolamenti, scrivendo il proprio nome e cognome nella chat dell'incontro e inviando una mail per richiedere l'attestato alla dott.ssa Valentina Surace: valentina.surace@unime.it

Per partecipare è possibile collegarsi al link della piattaforma Zoom: https://us06web.zoom.us/j/83013960938?pwd=bFEfwlcuKm8tDhcjl7d2Ig0ASkrsEY.1