Si è aperto, con l’incontro su “Che cos’è la mafia: dal crimine tradizionale alla criminalità digitale” presso l'Aula Cannizzaro, il ciclo di dieci seminari sul fenomeno mafioso organizzato dal Centro Studi sulle Mafie UniMe.
Dopo i saluti della Rettrice, prof.ssa Giovanna Spatari, che ha sottolineato l'importanza dell’iniziativa, a discutere del tema sono stati il Procuratore della Repubblica di Palmi, Emanuele Crescenti e il Procuratore della Repubblica di Messina, Antonio D’Amato, moderati dal prof. Luigi Chiara, Presidente del Centro. Presenti anche la prof.ssa Maria Teresa Collica, Direttrice del Centro, diversi docenti dell'Ateneo, autorità civili e militari.
"Quello che prende avvio - ha commentato la Rettrice - è un percorso formativo di alto valore che affronterà, nell'arco di dieci appuntamenti, i temi peculiari della mafia. Si tratta di un ciclo che valica i confini della Comunità accademica e si apre alla città, con le riflessioni ed i contributi di professionisti ed esponenti delle Istituzioni. I riflettori saranno accesi su una mafia che non è affatto sparita, ma si è trasformata adeguandosi ai cambiamenti avvenuti nel tempo".
Il dott. Crescenti ha tracciato la storia della mafia sin dalle origini, quando assumeva un carattere padronale. Erano allora i gabellotti a consentire ai proprietari terrieri il controllo dei contadini, anche, con l’uso della violenza. Il Procuratore di Palmi ha ricordato, inoltre, la repressione voluta dal Prefetto Mori, la strage di Portella della Ginestra e le responsabilità degli Americani allorché, dopo lo sbarco in Sicilia, per colmare i vuoti di potere lasciati dalla caduta del regime fascista ed evitare l'influenza della sinistra, si rivolsero spesso a notabili locali, alcuni dei quali erano affiliati alla mafia, consentendo a molti boss di riemergere e rafforzare la loro influenza. Il resoconto ha di seguito riguardato la guerra di mafia degli anni Ottanta fino al periodo delle stragi, per poi soffermarsi sull’entrata in vigore della fattispecie di associazione di tipo mafioso, sui suoi elementi costitutivi e gli interventi normativi successivi. In particolare, la legislazione antimafia nata come reazione alle stragi, con l’introduzione del 41 bis e i collaboratori di giustizia. La vera lotta alla mafia la fece, però, la società civile.
Da allora, però, la mafia ha subito una metamorfosi, ed è sull’evoluzione più recente che si è invece concentrato il dott. D’Amato. Il Procuratore di Messina ha evidenziato la proiezione internazionale della mafia, sulla quale avevano già mostrato interesse Boris Giuliano e poi Giovanni Falcone. Un’attenzione peculiare è stata dedicata anche all’affermarsi della Camorra, agevolata dalla chiusura del porto franco di Tangeri. Sono gli anni dei collegamenti con i fornitori di droga dal Sud America e dell’attenzione per i grandi appalti. Saranno poi gli accordi di Schengen e la caduta del muro di Berlino a favorire una diffusione delle mafie nei Paesi dell’Est.
Altro tema rilevante affrontato è la mafia odierna, capace di sfruttare le nuove tecnologie, utilizzare il cyberspazio, le criptovalute e i cripto-telefonini. Di fronte a tale evoluzione occorre perciò riflettere sulla necessità di procedere a una nuova definizione dell’associazione di tipo mafioso superando l’esigenza della territorialità.
Il magistrato ha poi evidenziato un secondo tipo di evoluzione delle mafie - dal 2012 al 2019 - basato sul veicolare i flussi di denaro attraverso le criptovalute utilizzate per il riciclaggio o per pagare partite di mafia. Davanti a queste caratteristiche si impone la questione di come punire le nuove forme del fenomeno.
Prossimo appuntamento il 21 aprile, con il seminario intitolato “Sulla contiguità alla mafia”. Interverranno i Procuratori Liliana Todaro e Sebastiano Ardita.