I risultati del webinar “App Immuni tra tutela della salute e protezione dei dati personali. Bilanciamento dei valori?”

Ha avuto un grande di successo di partecipazioni virtuali e di pubblico il webinar intitolato “App Immuni tra tutela della salute e protezione dei dati personali. Bilanciamento dei valori?”, svoltosi su Microsoft Teams e ideato in seguito alla recente introduzione dell’art. 6 del d.l. 30 aprile 2020 n. 28, recante misure urgenti per la funzionalità dei sistemi di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni e misure urgenti per l’introduzione del sistema di allerta Covid-19. L’art. 6 prevede che “al solo fine di allertare le persone che siano entrate in contatto stretto con soggetti risultati positivi e tutelarne la salute […] è istituita una piattaforma unica nazionale per la gestione del sistema di allerta dei soggetti che, a tal fine hanno istallato, su base volontaria, un’apposita applicazione sui dispositivi di telefonia mobile”.

L’evento, patrocinato dal Dipartimento di Giurisprudenza, dalla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali, dal Dottorato in Scienze Giuridiche, dal Master Universitario di I livello in Consumatore Media digitali e tutele e dal Comitato Unico di Garanzia UniMe, è stato inaugurato dai saluti del Rettore, prof. Salvatore Cuzzocrea, del Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, prof. Francesco Astone e del prof. Luigi D’Andrea, Direttore della Scuola di specializzazione per le professioni legali; sono  anche intervenute le prof.sse Elena la Rosa e Maria Astone per introdurre i lavori del convegno. Contestualmente, la prof.ssa Elena La Rosa ha evidenziato la necessità di affrontare la questione in una ottica di bilanciamento dei valori in gioco -diritto alla salute collettiva e diritto alla protezione dei dati personali - pur nella consapevolezza della funzione sociale che il diritto alla protezione del dato personale è chiamato a svolgere dal Regolamento e dalla Carta di Nizza. Questa riflessione si carica ancor di più di senso – ha avvertito la prof.ssa Elena La Rosa - se si riflette sul fatto che l’attuale scenario tecnologico, sempre più complesso, determina una situazione in cui “l’unica certezza è l’incertezza” e spesso il singolo e la collettività non hanno percezione del valore delle informazioni che quotidianamente si diffondono e vengono divulgate sul web. La conseguenza è quella della necessità di rivedere le tradizionali categorie giuridiche della soggettività e della oggettività, le cui differenze sembrano oggi scolorire per effetto delle tecnologie e dell’avvento dell’intelligenza artificiale. La prof.ssa Maria Astone che si è soffermata sulle questioni sollevate dall’art. 6 e dalla sua compatibilità con il Regolamento, con particolare riferimento al concetto di dato anonimo o pseudonomizzato e ha sottolineato che la norma appare molto generica, una sorta di norma cornice, che rinvia a successivi atti la sua attuazione; attuazione che poi rappresenta l’aspetto più controverso della normativa poiché bisogna comprendere quali soluzioni adotterà il Governo per la gestione e la sicurezza dati, allo scopo di evitare i rischi della sorveglianza.

La relazione sul tema è stata affidata alla dott.ssa Augusta Iannini, Vicepresidente del Garante per la protezione dei dati personali, che ha relazionato sull’applicazione “Immuni” nella prospettiva dell’Autorità indipendente, e ha illustrato le ragioni del Parere favorevole del Garante privacy sull’introduzione del sistema allerta Covid 19, e della relativa applicazione. “È cambiata la dimensione del dato personale; si è passati da una concezione di tipo individualista ad un’altra di tipo sociale – ha affermato la dott.ssa Iannini – nella consapevolezza che è vero che il singolo deve tutelare i propri dati personali, ma un’eccessiva tutela potrebbe appunto mettere a rischio altri diritti costituzionalmente garantiti e protetti come quello alla “salute”, degli altri cittadini in questo caso”. Alla relazione della dott.ssa Iannini, particolarmente apprezzata, sono seguiti gli interventi della prof.ssa Concetta Parrinello e Francesca Pellegrino, in ordine anche al rispetto dei principi CEDu, che hanno evidenziato altri profili di potenziale criticità della normativa. La prof.ssa Cinzia Ingratoci è invece intervenuta per sottolineare l’importanza del tema anche nell’ambito dei percorsi di orientamento portati avanti dall?Università di Messina, che ha anche diffuso a margine del Convegno un video informativo rivolto ai futuri immatricolati.

Interessante è stata pure la relazione del prof. Massimo Villari che ha illustrato il funzionamento tecnico dell’app immuni e ha spiegato le modalità di funzionamento del tracciamento dei dati sanitari relativi al Covid 19. Il passaggio fondamentale che desta maggior preoccupazione- ha sostenuto Villari - è che l’app Immuni per il tracciamento dei contagi non funzionerà tramite GPS, ma tramite Bluetooth; ciò vuol dire che quando i due utenti che la utilizzano si avvicinano l’uno all’altro, i rispettivi dispositivi registreranno il “codice ID” in prossimità mobile, immagazzinando l’identificatore stesso nella memoria locale del dispositivo elettronico. Il rischio sarebbe quello che, nonostante i dati trattati debbano essere “anonimi o pseudonomizzati” secondo quanto dice la normativa, per quanto non riconducibili alla persona non è esclusa la possibilità che il server possa identificare i soggetti stessi. Nel corso dei vari interventi da parte dei docenti è emerso proprio come la conservazione di questi dati di contatto debba limitarsi al tempo strettamente necessario che si presume coinciderà con la fine dello stato d’emergenza.

  
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